Aree Protette

Tipologicamente le aree protette sono ricomprese sotto la definizione di “parco”. Il problema di una definizione universalmente accettabile di “Parco” ha impegnato gli studiosi in materia sin dalla conferenza londinese dell’U.I. C.N. (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) del 1933. Da quell’ epoca i criteri sono mutati più volte. Uno schema di classificazione di “parco” rimasto per lungo tempo un punto di riferimento (sulla sua base è stato costruito il sistema dei Parchi italiani) e quello presentato da E. Bourdelle in occasione della conferenza internazionale per la protezione della natura di Brunnen (1956).

Esso poneva tutte le iniziative di tutela dell’ambiente naturale sotto la denominazione di “riserve naturali”, suddivisa a sua volta in varie tipologie secondo lo schema seguente:

RISERVE GENERALI

  • Integrali
  • Orientate o Guidate
  • Parchi Nazionali

RISERVE PARTICOLARI

  • Parziali (geologiche, botaniche, zoologiche, biologiche, antropologiche)
  • Speciali (luoghi naturali, monumenti naturali, foreste di protezione, popolamento animale o vegetale)

La più recente classificazione, definita dopo sei anni di lavoro e approvata nella riunione dell’ U.I.C.N. di Perth del 1990, individua otto categorie di aree protette:

  • Riserve scientifiche e aree wilderness” aree in cui si persegue il mantenimento dei processi ecologici e la conservazione della diversità biologica, che costituiscono esempi rappresentativi dell’ambiente naturale in cui praticare studi e ricerche scientifiche, monitoraggi ambientali, didattica, e che consentono il mantenimento delle risorse genetiche in uno stato di evoluzione dinamica; le aree “wilderness” sono quelle in cui le tracce dell’uomo e del suo passaggio sono scarse o nulle e i processi naturali possono svolgersi senza l’influenza dell’uomo;
  • Parchi nazionali e riserve analoghe: il parco nazionale è un’ area sufficientemente grande, posta sotto la gestione di un’autorità nazionale al fine di proteggere l’integrità ecologica di uno o più eco-sistemi per le attuali e future generazioni per evitare ogni sfruttamento od occupazione intensiva dell’area e per fornire un fondamento a opportunità educative, scientifiche e turistiche;
  • Monumenti naturali: identificano un elemento naturale, o culturale, che rappresenta un’area di notevole valore per le sue caratteristiche;
  • Aree di gestione degli habitat e della natura: zone soggette a interventi umani, finalizzati alla ricerca dei motivi di nidificazione, crescita e sopravvivenza di particolari specie. La funzione di queste aree è quella di garantire l’auto-mantenimento di comunità biotiche e di proteggere specie rare o minacciate;
  • Paesaggi protetti: aree in cui si manifestano interazioni armoniche tra popolazione umana e natura;
  • Siti mondiali della natura: aree con caratteristiche naturali di eccezionale importanza, tali da farle considerare patrimonio mondiale;
  • Aree della Convenzione di Ramsar: sono le aree umide (paludi, lande, pianure alluvionali, acquitrini) censite e catalogate sulla base delle norme della Convenzione di Ramsar (1971), per la protezione della fauna acquatica, lungo i litorali, nelle zone continentali, in aree montuose o in depressioni, a ogni latitudine;
  • Riserve della biosfera: sono quelle che fanno riferimento al programma Mab (Man and Biosphere) dell’Unesco. Si tratta di una rete mondiale di aree naturali da conservare, scelte sulla base della rappresentatività dei biomi terrestri. Esse possono includere anche aree profondamente degradate nelle quali si intende sperimentare la “ricostruzione” ambientale. Nelle riserve della biosfera viene superato il concetto tradizionale protezionistico per dare vita a un sistema che assume il significato di una sorta di “eredità mondiale” che va di per se stessa tramandata il più possibile intatta alle generazioni future.

La rilevante espansione delle aree protette europee in Europa, sino a coprire il 5% del continente, e del 10% del territorio nazionale italiano, fa porre grande interesse per la loro gestione. Una parte rilevante del territorio europeo risulta oggi protetto anche con forme giuridiche di protezione molto diverse. Contestualmente alla crescita dimensionale, si è assistito ad una rilevante diversificazione dei tipi di ambienti protetti che ha determinato una situazione ben lontana da quella delle poche aree protette ad elevata naturalità che contraddistingueva l’Europa dei parchi nazionali nei primi decenni del Novecento. Spesso l’istituzione di nuove aree protette ha rappresentato l’unico strumento per impedire la distruzione di ambienti ad opera di progetti infrastrutturali e urbanizzazione, oppure per rispondere alla crescente domanda di natura della popolazione urbana, anche in zone non dotate di particolari valori naturali, in prossimità o perfino all’interno delle grandi aree urbanizzate.

Scopi e funzioni dei parchi e delle riserve naturali

La finalità globale di un’area protetta è quella di “ricercare, promuovere e sostenere una convivenza compatibile fra ecosistema naturale ed ecosistema umano, nella reciproca salvaguardia dei diritti territoriali di mantenimento, evoluzione e sviluppo” (GiacominiV.,RomaniV., 1982). Più approfonditamente gli scopi principali di un’area protetta possono essere così definiti:

  • Conservazione, tutela e ripristino degli ecosistemi naturali, non intesa soltanto in una dimensione vincolistica, ma come conservazione attiva che consideri anche le aree già intaccate da azioni antropiche o eventi naturali e che nonostante ciò meritano di essere salvaguardate. Nel concetto di tutela ambientale è compresa la tutela delle risorse culturali, dei valori etnici, antropologici e tradizionali. In tal senso l’area protetta non può prescindere dalla promozione sociale, economica e culturale delle popolazioni eventualmente comprese nell’area protetta;
  • Ricerca scientifica multi e interdisciplinare, per lo studio di tutti i fenomeni naturali nei vari biotopi;
  • Didattica, educativa e formativa allo scopo di fornire a tutta la popolazione e in particolare a quella in età scolare, un laboratorio vivente di scienze naturali, che consenta la formazione di una cultura naturalistica, fondamento per una futura gestione oculata della risorse del nostro pianeta;
  • Ricreazione, turistica e di riposo, allo scopo di plasmare una nuova cultura del tempo libero proiettata alla conoscenza dell’ambiente naturale, senza procurare al territorio mutilazioni che compromettano il suo utilizzo da parte delle generazioni future.

Il programma europeo d individuazione e tutela dei siti/biotopi

Con il termine “biotopo” si intende indicare una porzione di territorio o un corso d’acqua, non necessariamente già inserita in aree ufficialmente protette che forma un’unità ecologica

Il programma BioItaly

In Italia un primo censimento dei biotopi venne effettuato nel 1987; attraverso tale censimento vennero individuati circa 1600 siti per lo più sulla base della bibliografia scientifica disponibile. Allo scopo di aggiornare e completare lo stato di conoscenza sui biotopi, il servizio di conserva-zione della natura del Ministero dell’ ambiente ha promosso un programma di ricerca, denominato Programma BioItaly, elaborato sulla base delle disposizioni della direttiva comunitaria 92/43/Cee “Habitat”. La direttiva Habitat completa la legislazione comunitaria sulla protezione della natura stabilita con la direttiva del consiglio del 2.4.1979, per la conservazione degli uccelli selvatici (74/409/cee “Uccelli”). Essa infatti arriva a definire un quadro comune per la conservazione di flora e fauna selvatiche ed habitat naturali e seminaturali, attraverso l’attuazione di una rete di zone speciali di conservazione, denominata “Rete Natura 2000”. La direttiva individua nei suoi allegati gli habitat naturali da salvaguardare (sulla base di criteri di rarità, diversità biologica, importanza per le specie migratrici, ecc.) e le popolazioni animali e vegetali da proteggere. Sulla base degli allegati delle direttive Habitat e Uccelli, gli Stati membri hanno proposto un elenco di siti/biotopi considerati di interesse comunitario per la conservazione della natura; la Commissione Europea dovrà a questo punto procedere alla valutazione degli elenchi nazionali, stabilendo un elenco comunitario definitivo dei siti/biotopi. Ogni Stato membro dovrà quindi designare ciascun sito come zona speciale di conservazione, mediante un atto amministrativo, indicando le misure di conservazione necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat e/o delle popolazioni delle specie per cui il sito è stato designato.

Il Programma BioItaly si articola in due fasi nettamente distinte. Una prima fase, prevede il censi-mento dei siti/biotopi di importanza comunitaria; la seconda fase, riguarda invece il censimento di tutti gli altri siti/biotopi che, pur non avendo le caratteristiche tali da essere compresi negli allegati della direttiva Habitat, rivestono interesse naturalistico a livello nazionale, regionale e locale. Il Ministero dell’ambiente ha affidato anche alle singole regioni ed alle province autonome il compito di compilare un censimento dei siti/biotopi attraverso una schedatura complessa su base informatiz-zata, che raccolga le informazioni riferite ad ogni sito individuato sulla base delle caratteristiche naturalistico-ambientali, dei caratteri di vulnerabilità, dei rischi di alterazione, delle motivazioni e degli obiettivi di tutela.

Le informazioni contenute nelle schede riguardano in modo prioritario gli aspetti di carattere biologico (presenza di specie e habitat), ma vengono presi in esame anche gli aspetti amministrativi e gestionali che si riveleranno utili per la valutazione del sito. Sulla base degli aggiornamenti ed integrazioni più recenti il Italia sono stati censiti circa 2500 siti.

Finalità e strategie dell'area protetta

La finalità prima dell’area protetta è quella di attuare una politica ambientale in riferimento a quelle di più ampia gettata territoriale (regionale, nazionale ed europea) attraverso strategie mirate. Obiettivi che si raggiungono sicuramente instaurando rapporti collaborativi con le altre istituzioni e con i privati cittadini. Base di questa strategia è sicuramente la conoscenza del territorio e il rapporto con una “rete di conoscenza” più allargata dei vari soggetti atti alla pianificazione. I È necessario a riguardo superare la “separatezza” degli strumenti di pianificazione ed è necessario superare la “separatezza” tra le decisioni di assetto con le decisioni di spesa. Nell’ottica di una nuo-va concertazione tra gli enti che operano nel territorio, volta alla gestione “unitaria” del territorio, l’area protetta va inquadrata nella “rete delle aree protette” e solo come tale potrà avere parte attiva nella co-pianificazione sostenibile tra i diversi enti territoriali.

Oltre all’attuazione della politica ambientale, scopo della Riserva è quello di verificare gli obiettivi previsti in una visione globale e sinergica nel contesto territoriale in cui essa è collocata. Sempre più la tutela va verificata con la coerenza/convenienza ed opportunità che man mano si creano nel territorio (sia per propulsioni dirette dalla stessa area protetta che per azioni esterne). Sviluppare o servirsi di tecniche d’ascolto delle realtà locali è sicuramente una strategia che permette di raggiungere gli obiettivi previsti con la politica ambientale.

Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione.
Clicca su "OK, ho capito" per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Maggiori Informazioni".